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Un crocevia di
generazioni e anime musicali in sorprendente
e complice equilibrio.
Un continuo e
intrigante work in progress per non
annoiarsi, e annoiare, mai.
La meticolosa
accordatura della zampogna, le note
impossibili della ciaramella, il bouzouki
irlandese nella Montemaranese.
La preziosa chitarra
battente di Pasquale Scala e i tamburi ‘e zi’
Franco. Le zampogne e le ciaramelle di
Antonio Forastiero, Carmine Carbone e Pietro
Carucci. L’interminabile rituale di
vestizione delle danzatrici, più lungo della
Quaresima, che speri finisca prima
dell’alba.
Il concerto che non può
non concludersi a tavola - vegetariana e
gluten free - e fatalmente “a ogni bicchiere
rimbalzano le filosofie”, come canta
Guccini.
Foto e video in
quantità industriali - qualcuna, alla fine,
sarà buona...forse - “ma stasera chi fa le
riprese?”.
Il ritrovarsi oltre il
palco con nuove idee per altri progetti.
Le appassionate
discussioni sulla tradizione: la mia, la
tua, di ieri, di oggi, quella che mi
appartiene, quella nella quale non mi
riconosco, quella che...
“Polvere di stelle” e
“torta di Managua” - a volte anche struffolo
o pastiera - ma quando senti “popolo del
sud, popolo di emigranti” sai che un’altra
serata è finita e che è già tempo di pensare
alla prossima. |